L’onda “social” con la spinta dei dati
Una
delle metafore più utilizzate per descrivere i cambiamenti nel
business per via dei social network, è quella dell’onda.
Un’alta e possente onda da cui è difficile scappare e che
è impossibile arginare.

L’unica
alternativa è imparare a fare surf! Ebbene, c’è
almeno un fattore di complessità aggiuntivo che va considerato,
il quale, continuando con la metafora iniziale, può essere
rappresentato come un affluente che si aggiunge al mare in piena,
alimentando ulteriormente l’onda. Da una parte, ci sono i
fenomeni che stanno cambiando la relazione tra persone e aziende per
via delle reti digitali; e dall’altra vengono generati
costantemente una mole incredibile di dati, una specie di vortice che
si autoalimenta dagli effetti e dalle applicazioni, ancora tutti
da capire con precisione. Le tecniche e le tecnologie tradizionalmente
utilizzate dalle aziende per il customer relation management, vedono
l’onda più o meno vicina e sono attratte dal vortice dei
dati. Il punto è riuscire a capire come fare surf
sull’onda generata dai social media, utilizzando in modo
produttivo l’infinita quantità di dati a disposizione
senza farsi risucchiare nel vortice. Secondo la logica che situazioni
del tutto nuove non possono essere analizzate compiutamente utilizzando
i parametri tradizionali, lasciamo l’ambito strettamente legato
al CRM per fornire qualche indicazione sulla componente
“social” e su come utilizzarla per gestire la relazione con
i clienti, prendendo spunto da Dell, eletta nel 2011 la numero
uno tra i “most social brand” mondiali. Intervenendo al
recente “Social Business Forum” di Milano, Bill Johnston,
director of global community di Dell, ha recentemente sottolineato come
l’azienda è arrivata a determinati risultati solo dopo
cinque anni di “esperimenti ed esperienze” testimoniando, a
mio modo di vedere, la necessità di guardare ad uno spettro
temporale relativamente ampio per applicare compiutamente una strategia
di social business per un’azienda di quelle dimensioni. Altro
elemento fondamentale che peschiamo nella storia recente di Dell,
è che nel timeplan che illustra i principali momenti del loro
piano di social business, il punto iniziale è uno specifico
input di Michael Dell, giusto per ricordarci che il commitment e la
sponsorship del management sono cruciali. Partire dal management non
significa, però, applicare strategie “calate
dall’alto”, ma anzi diffondere una cultura
nell’azienda tutta che metta davvero il cliente al centro
dell’attenzione. Non basta, quindi, solo potenziare il customer
care o fare engagement sui social media, ma uscire per strada
(mentalmente, ma non solo) e capire cosa vogliono i clienti. E qui
molte organizzazioni scontano una grande difficoltà
nell’applicare strategie condivise tra i vari team
tradizionalmente slegati tra loro e indirizzati su obiettivi diversi.
Occorrerebbe imparare proprio dagli individui che quando trovano le
giuste motivazioni e una tecnologia abilitante, fanno cose incredibili;
basti pensare a Wikipedia oppure a cosa sono diventati e cosa
rappresentano Facebook e YouTube per via dei contenuti generati dagli
utenti. Piattaforme tecnologiche adeguate e condivisione di dati e
analisi possono essere gli elementi cruciali per una buona strategia di
Social CRM. In particolare, il tema dei dati è più che
mai attuale; anzi, è già comunemente utilizzata
l’espressione “big data” per definire lo scenario nel
quale risultano potenzialmente disponibili una mole di dati di ogni
tipo mai vista finora, peraltro con un’accessibilità
abbastanza allargata. Questo, ovviamente, genera per contro una
complessità crescente e la necessità di compiere scelte
adeguate affinché i dati rimangano un’opportunità e
non si trasformino in inefficienti o, peggio, fuorvianti sabbie mobili
informative. In chiave CRM, i dati sono una piattaforma indispensabile,
ma va evitato che diventino il fine e non il mezzo. Per cui, piuttosto
che lasciarsi trasportare dalle innumerevoli muse che propongono
metriche di ogni tipo, occorre puntare su un numero limitato di KPI
realmente rilevanti e, soprattutto, inerenti delle aree in cui si
è effettivamente in grado di compiere azioni concrete e
misurabili.
|