| P@NORAMA |
a cura di Sebastiano Masi |
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Una profezia di Cisco: il traffico web si moltiplica

Il
traffico internet aumenterà di quattro volte entro il 2015. La
previsione è del produttore di attrezzature di rete Cisco. La
società della Silicon Valley ha sottolineato che il numero
totale dei dispositivi collegati in rete dovrebbe raggiungere i 15
miliardi nel 2015, due per ogni persona sul pianeta. E che il traffico
di rete raggiungerà 966 exabyte all’anno. Sempre Cisco
prevede che il volume di traffico aumenterà di 200 exabyte nel
periodo compreso tra l’inizio del 2014 e la fine del 2015.
Lenorme crescita del traffico sarà guidata da un numero
crescente di dispositivi e dalla velocità della banda larga | |
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I brevetti sono arma strategica per l’high-tech
Un
trend che da tempo non conosce pause: i brevetti sono, ormai,
un’arma di business strategica per le aziende del settore
hi-tech. Una conferma recente riguarda Android, il sistema operativo
mobile di Google. Si tratta di una piattaforma “open
source”, ma buona parte delle tecnologie integrate al suo interno
sono, in effetti, di proprietà di altri operatori, in primis
Microsoft e Oracle. La multinazionale fondata da Bill Gates avrebbe
“suggerito” a vari produttori - tra cui Htc e Samsung -
accordi di licensing per alcuni suoi brevetti
“androidi”.
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| Lo sviluppo delle “nuove reti” in Europa: più risorse
 Il
commissario UE per l’Agenda Digitale, Neelie Kroes, nel corso di
un apposito summit con alcuni fra i principali operatori web di livello
mondiale, ha ricevuto la copia ufficiale del rapporto sullo sviluppo
delle “nuove reti” in Europa firmato dai chief executives
officer di Deutsche Telekom, Vivendi e Alcatel-Lucent. Nel rapporto, la
tesi principale sostenuta dai firmatari è che gli obiettivi
della stessa Agenda Digitale 2020 saranno raggiunti soltanto attraverso
modelli di business sostenibili e un uso più efficiente delle
risorse scarse, con particolare riferimento alla banda. Si ricorda un
problema di fondo: la competizione sul trasporto, sulle applicazioni e
i contenuti è globale, mentre quella sulle reti d’accesso
è locale. E questo può essere di ostacolo rispetto alle
scelte di investimento nelle reti. Poi, agli operatori deve essere dato
il permesso di costruire modelli di business che comprendano il
contributo degli “over the top”. Si suggerisce, quindi, una
differenziazione delle qualità di servizio. Gli operatori
dovrebbero chiedere un dazio per dare loro velocità garantita
fino all’utente. In questo modo potrebbero contare su una nuova
fonte di ricavi, per rientrare dagli investimenti per le reti in fibra
ottica.
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| C’è una banda larga che in Italia trova grande spazio: è “mobile”

Arriva
una conferma: gli italiani rimangono “navigatori”, ma su
internet meno degli altri europei: secondo i dati diffusi dalla
Commissione Ue, l’Italia è fra i paesi con i più
bassi livello di accesso alla rete. Solo il 59% delle famiglie italiane
ha una connessione e di queste, l’83% è a banda larga,
sotto la media Ue che è dell’87%. La percentuale di
utilizzatori regolari di internet è, dunque, fra le più
basse in Europa (48%) e quella di chi non ha mai “navigato”
fra le più alte (41%). Per il resto, il quadro che Bruxelles
traccia dell’Italia nel settore delle tlc, un anno dopo il lancio
della cosiddetta “agenda digitale” Ue, è piuttosto
positivo: in particolare, secondo la valutazione della Commissione,
è forte soprattutto il settore della telefonia mobile e della
“banda larga” collegata. Più in generale, inoltre,
il settore gode di un rapporto ricavi/investimenti migliore della media
europea: “Nonostante un calo dei ricavi del 2,4% nel 2009 - si
scrive nel rapporto - il livello degli investimenti sui ricavi è
del 14,8% rispetto a una media Ue del 12%»: meglio di Francia,
Germania, Spagna e Regno Unito. E per quanto riguarda il mobile,
“con la più alta penetrazione nell’Ue, pari al 154%
nel 2009, e il traffico voce mobile superiore al fisso (53,3% contro
47,7% nel 2009), l’Italia è in testa nella penetrazione
della banda larga mobile.
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Italiani sempre più connessi, anche in salotto
Italiani
sempre più smart e connessi anche davanti alla tv: internet,
video on demand e informazioni in tempo reale, tutto comodamente nel
salotto della propria casa. Questo quanto emerge da una ricerca
commissionata da Samsung Electronics Italia secondo cui quasi la
metà della popolazione (42%) desidera accedere e navigare in
internet liberamente e avere un’esperienza di intrattenimento su
un grande schermo (66%) e dal design ultrasottile (71%). La tv riveste
da sempre nella vita degli italiani un ruolo centrale che oggi non si
riduce più alla sola visione del palinsesto televisivo, ma
evolve verso nuove frontiere di fruizione e si trasforma in un centro
di intrattenimento domestico a 360 gradi. La ricerca rivela, infatti,
che già oggi gli italiani utilizzano il televisore per
esperienze non strettamente legate al suo uso tradizionale come
visualizzare immagini, video e contenuti musicali (38%), giocare (38%)
e collegarsi a internet (21%) e che desidererebbero fare molto di
più.
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| L’economia tricolore di internet vale oltre 31 miliardi di euro: è il due per cento del pil

Ricorre
quest’anno il centenario della nascita del massmediologo Marshall
McLuhan, che negli anni ‘60 aveva già previsto la
rivoluzione digitale dei nostri tempi. E per l’occasione - nel
corso di una apposita conferenza intitolata “McLuhan: tracce del
futuro. The future of the future is the present”, organizzata
dell’Osservatorio TuttiMedia-Media Duemila
dell’Università La Sapienza di Roma - sono stati divulgati
alcuni dati interessanti sull’economia di internet in Italia che
vale, nel 2010, più di 31 miliardi di euro, pari al 2% del Pil.
Una cifra destinata a raddoppiare entro il 2015. Un dato importante
sebbene ancora lontano dal 7,2% del Pil in Gran Bretagna e dalla
prospettiva del 5,5% per il 2015 in Francia. «Le
potenzialità della Rete sono infinite - ha dichiarato,
intervenendo alla conferenza, Derrick de Kerckhove, il massmediologo
canadese che ha diretto il McLuhan Program in Culture & Technology
a Toronto - e la trasparenza, con la massima circolazione possibile
delle informazioni, deve esserne una caratteristica essenziale.
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